Dilettantismo Musicale

Sin dagli anni ‘60 del secolo scorso c’è stato chi ha visto nella musica elettronica il luogo d’incontro delle esperienze le più disparate; chi, insomma, l’ha concepita come uno strumento “per un superamento delle tradizionali barriere tra genere e genere artistico, in favore di una multipolarità rappresentativa che consente di reperire nuovi e più ricchi strumenti di comunicazione” (Gentilucci 1972, p. 119), ossia per trasformare, risemantizzare materiali fonici di qualsiasi provenienza: musica tradizionale, parole, materiali sonori prodotti sinteticamente, ecc. La musica elettronica è stata avvertita, da costoro, come una grande promessa di democratizzazione della cultura, una opportunità per allargare i confini dei linguaggi ingabbiati in processi di istituzionalizzazione storicamente consolidatisi. C'è stato pure chi ha gridato alla peste, temendo una relativizzazione caotica dei valori estetici (su cui evidentemente poggiano criteri di distinzione sociale). Si è riprodotta così la classica opposizione apocalittici vs integrati, resa celebre da Umberto Eco. C'è ancora chi, come Lahire oppure Morinha assunto atteggiamenti possibilisti. (Cfr. la voce Consumare cultura). Morin, ad esempio, ha sottolineato il valore del meticciamento, come fonte di rinnovamento delle culture, proprio di quelle che presentano più solidi profili identitari, quale ad esempio può essere il flamenco. (Cfr. Morin su flamenco e new media).
Oggi, grazie al campionamento dei suoni questa tendenza è fortemente incoraggiata. Gli anni ‘90 del XX secolo si manifestano come gli anni di un neo-enciclopedismo motivato dalle nuove tecnologie: grazie a queste “non vi sono limiti alle possibilità di archiviazione sonora dell’esistente e alla elaborazione in vitro di sonorità inedite” (Prato 1988, p. 4). Si preannuncia “un vero e proprio secondo Rinascimento all’insegna della razzìa selvaggia, del riciclaggio e dell’ars combinatoria. Un movimento dal basso, naturalmente, che ha come suoi luoghi di elezione lo studiolo casalingo e la strada, dove i nuovi Paracelso verificano la loro ‘credibilità’” (Prato 1988, p. 4).
Uno degli antesignani di questo neo-enciclopedismo è sicuramente Brian Eno, che, in una serie di dischi realizzati assieme al trombettista John Hassell ha mescolato, come aggirandosi “in una geografia sconvolta dalla vicinanza globale delle informazioni”, suoni prodotti da sintetizzatori con suoni naturali, con suoni di strumenti musicali tradizionali, filtrati elettronicamente, con ritmi africani, ecc. In questo mélange multiculturale non v’è nessuna intenzione di denuncia terzomondista. “Bisogna immaginarsi questa musica possibile come se un’astronave aliena, costeggiando la Terra, ricevesse confusamente migliaia e migliaia di messaggi radio in cui si mescolano le musiche del pianeta e dove le più incredibili combinazioni, appianate dall’eguaglianza formale delle onde radio, divengono per l’appunto possibili, e con ciò legittime” (Carrera 1983, p. 89). L’eclettismo elettronico è strettamente legato col dilettantismo elettronico.
Il computer rilancia il dilettantismo. Infatti oggi è possibile comporre il suono, ossia lavorare con le altezze, i timbri, le intensità senza conoscere la scrittura musicale, senza essere propriamente alfabetizzati. Per avere una rapporto soddisfacente con la musica non è più indispensabile sottoporsi alla dura disciplina di una rigorosa alfabetizzazione musicale. I suoni sono, proprio grazie al computer, direttamente disponibili alla nostra esplorazione e manipolazione. Si veda, a titolo esemplificativo, il caso di Vangelis, geniale musicista, ma anche analfabeta in senso tradizionale, in quanto egli lavora, da bricoleur, direttamente al computer, senza passare attraverso la scrittura musicale. Si può comporre, in altri termini, misurandosi con l’empiria del suono senza dover passare attraverso la mediazione del sistema della scrittura musicale. Oppure si possono acquistare dei cd costituiti di basi già pronte, su cui ognuno può aggiungere dei ritmi, oppure comporre le linee di basso. Ognuno può sentirsi Prince, che da solo era in grado di mettere su un disco, producendo, tramite l’elettronica tutti gli eventi sonori in esso presenti. Oppure imitare Peter Gabriel, il celebre musicista rock che trasforma l’immondizia sonora in godibilissime sonorità. Peter Gabriel in un brano ormai storico è significativamente partito da semplici suoni ricavati suonando oggetti di rifiuto (rottami come percussioni e un tubo di scappamento di un’automobile usato soffiandoci come in un flauto), immessi nella memoria di un computer e successivamente li ha elaborati con varie tecniche; proprio dalla manipolazione di questi suoni primari ‘campionati’ e dalla giustapposizione degli uni agli altri, Gabriel ha tratto spunto per temi e ritmi su cui fondare il suo lavoro.
Ormai in un disco di musica leggera i suoni rubati all’ambiente, agli altri autori, prodotti in studio, sono più dell’80%. La tecnologia elettronica tende a sviluppare un nuovo modo di consumare cultura, più libero e partecipe ai processi comunicativi. Se in una prima fase la più ampia diffusione dell’ascolto consentita dai mezzi di comunicazione di massa (radio e giradischi, soprattutto) ha portato verso una passivizzazione dell’ascolto, con la mortificazione della figura del dilettante, oggi vi è l’opportunità di una inversione di tale tendenza. L’elettronica ridà vigore al dilettantismo e il compact-disc rende pensabile un’interazione tra utente e prodotto musicale prima assolutamente inesistente.
Glenn Gould preconizzava il momento in cui il giradischi da strumento inducente la passività dell’ascoltatore sarebbe diventato un medium individuale e personalizzato. Il processo di personalizzazione oggi, con l'avvento della musica digitale ha fatto passi giganteschi: la dematerializzazione dei suoni (di cui la rivoluzione dell'IPod ne è adeguata conseguenza) ha portato con sé l'emergere di nuove potenzialità fruitive (non sempre pienamente colte e/o realizzate) che permettono una vera e propria interazione tra fruitore, elevato al rango di prosumer, e suoni.
L'educazione musicale ha quindi un compito storico, quello di offrire agli abitanti della knowledge society, gli strumenti per intessere col mondo dei suoni un dialogo proficuo, sì che il processo di addomesticamento dei media avvenga nel senso dell'esaltare le potenzialità cognitive ed emotive umane, consentendo l'inaugurarsi di un mondo più articolo, complesso, ma anche più a misura di chi lo abita.
Risponde ad un reale interesse per l’umanità l’espressione e lo sviluppo diffuso della creatività: gli strumenti elettronici si presentano già disponibili ad essere orientati verso questa direzione che aiuta propriamente gli uomini a vivere i suoni.


Bibliografia

A. Gentilucci, Introduzione alla musica elettronica, Feltrinelli, Milano, 1972.
P. Prato, Estetica del campionamento e bricolage elettronico, “Estetica news”, n. 2, agosto 1988.
A. Carrera, Musica da tavola nell’unità d’abitazione. Note su Brian Eno, “Musica Realtà”, n. 10, aprile 1983, pp. 83-99.


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