I Pod

Paolo Magaudda, Pratiche sociali e tecnologie quotidiane. Gli aspetti simbolici, cognitivi e pragmatici nell'appropriazione della musica digitale, in "Rassegna italiana di sociologia", XLIX, n. 4, ottobre-dicembre 2008, pp. 579-606.

Scheda di lettura (ampiamente rielaborata)

Le tecnologie sono diventate nella nostra vita quotidiana sempre più presenti e pervasive. Le relazioni che noi abbiamo con gli altri sono mediate da esse. Le interazioni tra le persone avvengono secondo pratiche sociali, in cui giocano un ruolo più o meno importante le tecnologie. I modi attraverso cui noi, utilizzando le tecnologie, consumiamo simboli e valori culturali hanno la capacità di influenzare l'organizzazione sociale dei modi di produzione degli oggetti culturali e la relazione che viene ad instaurarsi tra l'atto della produzione e l'atto del consumo.
Un esempio, scelto tra gli altri, ma che rende bene l'idea di quanto andiamo dicendo è quella del walkman. Esso si è affermato per la concorrenza di diversi fattori:
- la credibilità derivata dalla capacità produttiva e distributiva della Sony;
- le rappresentazioni culturali generatesi attorno a quest'oggetto, che hanno favorito il nascere di alcune routine, le quali hanno portato a modificazioni relative alle pratiche d'ascolto, che sono divenute più strettamente individuali, meno succubi della feticizzazione dell'hi-fi (a cui aveva condotto l'impianto casalingo di alte prestazioni, inserito in un idoneo ambiente casalingo), come si conviene ad una musica che deve consentire l'isolamento degli ascoltatori dal contesto in cui si trovano, grazie alla creazione di un micro-universo sonoro in cui imbozzolarsi. Ovviamente ciò ha avuto delle influenze sull'industria culturale, che è divenuta disponibile a servire un ascolto che tendenzialmente tende a segmentarsi in una pluralità di opzioni individuali.
Il walkman (con la sua idea della compilation personalizzata) ha aperto la strada ad una ulteriore innovazione, quella della socializzazione delle risorse musicali digitali. Questa innovazione è stata resa possibile con l'affermarsi della Rete, quando è nato Napster che ha consentito il filesharing, e successivamente l'Ipod, l'evoluzione del walkman nell'era della rete, con conseguenze veramente decisive sull'industria discografica, divenuta incapace ad affermare la sua logica di controllo della produzione e della ricezione a fini di profitto. Le grandi etichette hanno cominciato a perdere introiti, sono diminuiti i proventi per gli autori, si sono moltiplicate le autoproduzioni. Dal punto di vista del consumo musicale, si è assistito ad una dematerializzazione del prodotto culturale, non senza conseguenze sotto il profilo dei significati culturali associati all'esperienza musicale. A fronte di questo processo si sono generati diversi atteggiamenti, tra questi vanno annoverati:
- la tendenza a recuperare il valore della performance (sono tornati in auge i concerti dal vivo);
- la ripresa di un dilettantismo diffuso, con la produzione di musica digitale, immessa poi in rete, attraverso i nuovi circuiti di diffusione della musica;
- la tendenza a recuperare il valore di vecchi approcci all'ascolto (ad esempio il vinile: è nato un commercio interessante dei vecchi dischi di vinile, ascoltati con apparecchi analogici, ovviamente).

E' molto interessante riuscire a comprendere quali pratiche socio-culturali si disegnano attorno alle tecnologie, nel momento in cui entrano nel sistema delle relazioni sociali, le quali entrano in una complessa attività di negoziazione con i vincoli e le opportunità da esse offerte. Le culture, le relazioni e le competenze degli individui vengono messe in gioco nel tentativo di "addomesticare" le tecnologie e far sì che esse determinano per gli individui e i gruppi delle opportunità e non invece la ragione di una caduta dell'empowerment individuale e comunitario.
Le tecnologie, insomma, diventano dei catalizzatori di processi sociali, culturali e materiali che si mettono in moto nel momento in cui esse compaiono e provocano gli individui e i gruppi a ingaggiare una relazione con esse.
Questa è la ragione per la quale nel mentre gli utilizzatori cercano di piegare le tecnologie alle logiche degli universi sociali in cui essi vivono, queste trasformano i contesti di vita, gli usi e i significati sociali attribuiti agli artefatti tecnologici che in essi intervengono, i rapporti di potere tra i soggetti, la relazione che i soggetti stabiliscono con se stessi.

Magaudda propone tre livelli di analisi:
- Livello della cosiddetta "appropriazione simbolica". A questo livello si cerca di definire i processi interpretativi che si disegnano attorno agli artefatti tecnologici.
- Livello della "appropriazione cognitiva". Poiché questi oggetti non sono di immediato e semplicissimo uso, soprattutto quando si affacciano per la prima volta nell'universo sociale, necessitano, per essere usati di specifici apprendimenti. Come si realizzano? E quando si realizzano che sistemi di relazioni sociali si disegnano attorno all'atto dell'apprendimento?
- Livello della "appropriazione pragmatica". Gli individui che uso fanno delle tecnologie? Come effettivamente le inseriscono nella loro quotidianità? Come le chiamano ad intervenire nel sistema delle relazioni sociali che essi hanno?

Livello della "appropriazione simbolica"
Gli artefatti tecnologici vengono investiti di una carica simbolico-affettiva, come succede comunque per altri oggetti di consumo, i vestiti e gli accessori ad esempio. L'IPod, anche grazie ad una indovinata campagna di marketing, è stato considerato come uno status symbol, ed è stato innanzitutto acquistato per la capacità da esso posseduto di offrire informazioni in merito all'identità del suo possessore. Esso è stato assunto quindi a risorsa simbolica dei giovani impegnati nella costruzione della loro identità, ha funzionato da "specchio" su cui riflettere valori e significati simbolici.

Livello della "appropriazione cognitiva".
Una volta che ho un IPod debbo utilizzarlo. Per farlo sono necessarie competenze tecniche. Come faccio ad acquisirle? Vado su internet, frequento i forum dedicati, provo e riprovo, chiedo in giro, vedo quel che fanno gli altri, mi faccio aiutare da un amico. Il soggetto deve avere delle meta-competenze per capire quali strategie adottare per impossessarsi delle nozioni che gli servono nel più breve tempo e nel più efficace modo possibile. Nel realizzare questi apprendimenti il soggetto sfrutta delle vie informali, mette in valore il suo capitale sociale, adotta una logica di apprendistato. Una volta che è diventato esperto, trasferisce le sue competenze ad altri, facendole diventare strumento per acquisire e/o mantenere un ruolo nel gruppo. Emerge quindi l'importanza delle relazioni sociali dirette, della trasmissione attraverso forme di appartenenza sottoculturali o generazionali. Questa modalità di apprendimento che si basa sull'imparar facendo, che lega partecipazione ed acquisizione di competenze è una via da tenere presente in sede pedagogica e didattica, in quanto indica come per i giovani le reti sociali siano utilizzate quali risorse cognitive a cui attingere in caso di necessità. D'altro conto oggi si fa (non a caso) un gran parlare di learning by doing, cooperative learning, comunità di apprendimento, comunità di pratiche, di apprendimento situato, si rivaluta l'apprendimento informale e l'apprendimento non formale, chiamati a dialogare con l'apprendimento formale, si privilegia il concetto di competenza, che rivela una prospettiva pragmatica al sapere. E in sede di tecnologie educative, si afferma la logica delle piattaforme aperte (vedi alla voce: e-learning 2.0), che intendono sfruttare appieno la logica della rete, superando la metafora della classe, su cui si era costruito l'e-learning 1.0, col suo riferimento al learning object.
Attraverso le attività di insegnamento/apprendimento nel gruppo, si disegnano ruoli e funzioni: l'utente esperto lucra la possibilità di acquisire una "distinzione" tra i pari, e quindi egli in qualche modo agisce il suo sapere, lo dispensa strategicamente, mettendo a frutto le sue competenze sociali, che a seguito di queste interazioni si incrementano.

Livello della "appropriazione pragmatica"
Quando interviene una nuova tecnologia, alcuni utenti provano un senso di rifiuto, altri tentano di agganciarla ad esperienze d'uso relative a tecnologie con cui hanno una certa familiarità. Chi rifiuta in genere ha acquisito un alto grado di familiarità con i precedenti artefatti, quindi il passaggio per lui comporta costi sul piano dell'investimento affettivo e cognitivo operato, pertanto egli è portato ad enfatizzare le possibilità degli artefatti tecnologici con cui ha familiarità: la radio, l'hi-fi, ecc. e a sottovalutare la portata delle promesse dei nuovi congegni, come l'Ipod. Chi invece ha minori resistenze, prova a capire come, con i nuovi strumenti, può allargare le potenzialità delle sue pratiche quotidiane.
Ho l'IPod, che uso ne faccio? E' un po' come un walkman, ma consente di fare delle cose in più. Mi consente ad esempio di implementare una serie di brani che avrò scaricato dalla rete. Oppure se io sono uno che va nei negozi di dischi, preascolta dei brani per poi decidere cosa comprare, l'IPod potrebbe evitarmi la visita per il preascolto presso il negozio, posso virtualizzare questa fase. Sento una serie di brani e poi decido se comprare o non comprare un certo cd, che ascolterò col mio impianto hi-fi, col massimo del comfort.
Oppure se sono uno che ama andare ai concerti, posso utilizzare i programmi di filesharing per torvare la musica di artisti, che so che faranno un ascolto dal vivo, ma che io non conosco. Vale la pena andarci? Proviamo ad ascoltare qualche brano.
Questo ci fa comprendere come esistano percorsi individuali di addomesticazione, che vale la pena conoscere, poiché essi dicono molto della costituzione del soggetto, delle strategie cognitive da lui messe in atto, dei modi attraverso cui simbolizza affettivamente la realtà. Una macrodifferenza, alla quale prestare attenzione, è quella tra il nativo digitale e il non (detto anche immigrato digitale: ciò porta a trattare a scopi educativi in maniera sostanzialmente differente la tecnologia.Tuttavia ciò porta i giovani a chiedersi continuamente: "a cosa mi serve?", qualsiasi risorsa tecnologica o cognitiva che sia noi mettiamo loro a disposizione, deve rendersi funzionale ad essere realmente annessa nel sistema culturale e sociale che essi vanno costruendo attraverso le loro interazioni con gli oggetti e le persone.

Nell'esperienza d'uso dei fruitori dell'IPod si riscontra la consapevolezza che una facilità di accesso ai contenuti digitali, acquisibili in grande quantità, spesso comporta un dare scarso valore alle risorse e conseguentemente l'assunzione di un approccio bulimico alle stesse, con un prevalere dell'ascolto distratto.
Io una volta compravo un disco e finché non lo conoscevo a memoria non ne compravo un altro, adesso invece che tutto è a portata di mano ho perso il gusto di ascoltare ripetutamente un brano, di assopararlo fino in fondo.

Quanto sin qui detto testimonia la "centralità del radicamento sociale dell'appropriazione delle tecnologie - e in particolare di quelle musicali - nelle rappresentazioni culturali, nei sistemi di conoscenze e nei corsi pragmatici di azione degli attori sociali" (Magaudda 2008, p. 599).
Detto in altri termini:
"Le tecnologie contribuiscono a modellare le forme con le quali gli individui strutturano le proprie pratiche culturali e le proprie attività: tuttavia esse rappresentano solamente il tassello di un più complesso puzzle nel quale interagiscono uomini e macchine, valori culturali e conoscenze tecniche, relazioni sociali e specifiche pratiche sociali. Ad un'attenta analisi, dunque, le tecnologie si presentano molto poco tecnologiche e invece molto sociali: ovvero esse si rivelano intrese delle relazioni, delle conoscenze e degli universi culturali nei quali gli attori sociali sono quotidianamente immersi" (Magaudda 2008, p. 602).


Articolo correlato, in cui si parla dell'IPod quale strumento che ha amplificato il modo d'ascolto fortemente individualizzato del walkman, producendo una sorta di autismo musicalmente mediato

Muro del suono

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