Intervista A Morin Sui New Media

I media del XXI secolo
Intervista ad Edgard Morin
(versione integrale)

di Walter Belmonte

Apparsa su "Ora Locale. Lettere dal Sud", n. 28, marzo-maggio 2002, reperibile all'indirizzo internet http://xoomer.virgilio.it/oralocale/i28.htm (link verificato il 15.09.2010).

Professor Morin, che importanza hanno le nuove tecnologie della comunicazione nell'attuale panorama culturale?

I nuovi media permettono una comunicazione immediata grazie alla soppressione dello spazio che fa una rete mondiale di tutte le comunicazioni possibili compresa la parola e la scrittura. Penso che siamo in presenza di un unità di tutto il pianeta.

Nei nuovi media si ritrova l'ambivalenza di tutte le tecniche umane in quanto hanno una possibilità emancipatrice, dando più autonomia e, al contrario, permettono di controllare e rafforzano un'autorità superiore come uno Stato. Ad esempio, oggi, con tutte queste tecniche, tramite dei satelliti artificiali, è possibile sorvegliare una persona isolata che legge un giornale su una montagna della Calabria, si può anche vedere la pagina del giornale che sta leggendo. Questo implica una problematica importante per i diritti umani, è quella che gli inglesi chiamano privacy. Questo è il paradosso di una democrazia. Una democrazia ha un gran bisogno di trasparenza, ma ha bisogno anche di tutelare uno dei diritti umani fondamentali che è quello di non esporre la propria vita privata. Penso, nonostante tutto, che non bisogna turbare la vita individuale. Questa è la bipolarità delle tecniche.
Per me, il computer rappresenta una schermata di autonomia e di progresso. Prima dei computer, facevo dei manoscritti. Li trascrivevo tramite la macchina da scrivere, successivamente, li correggevo manualmente, li revisionavo e li ridattilografavo. Ho trascorso tre anni per scrivere il primo volume del Metodo (1). Se avessi avuto un computer, a quel tempo, alla fine degli anni settanta, avrei impiegato, probabilmente, un anno e mezzo. Il computer, ti permette tutte le correzioni. In più, Internet, mi dà la possibilità di una comunicazione immediata per tutte le informazioni che cerco. E, vediamo anche l'ambivalenza di Internet che permette non solo di trovare persone che comunicano tra di loro, singolarmente, per interessi e curiosità personali, relazioni di amicizia ed amorose, ma viene anche usato per speculazioni finanziarie. O il caso di Al-Qaida, dove i telefoni cellulari e Internet hanno giocato un ruolo importante nel costruire la base per una rete che noi chiamiamo nel modo giusto terroristica.
Diciamo, che tutte queste tecnologie, ad esempio, devono essere relazionate all'educazione ed all'insegnamento. Io sono a favore dell'introduzione di questi nuovi strumenti quali Internet e le videoconferenze per l'educazione. Ma, questo, non può sostituire il ruolo che riveste un insegnante o un maestro in quanto vi è una responsabilità della relazione individuale con gli alunni o con gli studenti. Siamo in presenza anche di quello che noi ironicamente chiamiamo carisma o possiamo definirla passione che il professore può trasmettere agli studenti. Complementarietà, quindi e non sostituzione. Possiamo sviluppare tutti questi propositi nel senso dell'ambivalenza. Dobbiamo vedere bene quest'ambivalenza, quello che significa. Dobbiamo considerare il ruolo dello Stato, della politica, della società civile, della persona cioè di limitare o rifiutare tutte le possibilità negative. Queste, dovrebbero essere, probabilmente, le opportunità di un risultato positivo. Ad esempio, in Francia, abbiamo un comitato ufficiale chiamato "Informatique e Liberté" (Informatica e Libertà), la sua missione è in difesa delle libertà.

Interattività e condivisione di elementi culturali. Si va nella direzione di un'intelligenza collettiva o di una intelligenza connettiva?

Piuttosto connettiva. Alcuni autori come De Rosnay o Levy ipotizzano che da tutte queste connessioni come da una simbiosi, emerga una mente collettiva. C'è l'emergenza di quel che non si può definire solo mente collettiva piuttosto che mente connettiva. Andiamo oltre l'alternativa che molti pensano tra scrittura ed audiovisuale o la minaccia dell'audiovisuale sullo scritto perché tramite Internet o il computer, c'è una riabilitazione della scrittura.
Penso che ci sia una combinazione possibile che può dare agilità alla mente. Perché noi parliamo sempre di tutti i vantaggi di una civilizzazione della scrittura? E' vero che permette di leggere, ma, l'umanità ha anche una tradizione di oralità nella trasmissione di valori, ad esempio, l'Odissea o l'Iliade e tutta la tradizione orale. Penso che ci sia un certo modo di vedere la questione alfabetica per eliminare la civiltà orale. Chi ha solo la sensibilizzazione orale è chiamato analfabeta come se fosse la totale privazione di cultura. C'è una cultura che funziona attraverso la conversazione, i "bistrot", come si dice in Francia, tutto un mondo della parola.
La cosa bella, molto importante di una civilizzazione è che non si riduce solo alla scrittura ma anche alla parola, all'oralità. Il telefono e soprattutto il telefonino permette la conversazione immediata, d'amore con la persona amata anche se lontana, distante. Ma è evidente anche che il rischio è quello di andare verso la soppressione di una cosa che aveva la sua bellezza legata alla carta scritta.Vantaggi ed inconvenienti. Siamo in presenza di una valorizzazione della parola ma anche delle immagini. Combinare, unire l'uno e l'altro. Si vede, del resto, come la gioventù ha una facilità nell'utilizzare il computer e i nuovi media. Tutto questo, dà un'agilità alla mente. Ciò che è male, oggi, è che siamo in presenza di una fissazione singolare su una cosa, una fissazione ossessiva sulla televisione che è regressiva. Ma, se abbiamo una possibilità di combinare diversi strumenti, diverse facoltà, tutto questo può andare benissimo.

"Il secolo XIX ha lasciato in eredità due nuove macchine: il cinema e l'aeroplano".(3)
Il XX secolo quali macchine ha lasciato in eredità al XXI secolo? Come possiamo identificare oggi "l'uomo immaginario"?

Sappiamo che il Novecento ci ha lasciato il cinema e l'aeroplano, ma, oggi non possiamo prevedere cosa sarà il nuovo. Non si può prevedere il ruolo delle nano-tecnologie, questi piccolissimi "robot" che vanno ad occupare uno spazio sempre più grande nella nostra vita quotidiana. Non possiamo saperlo. Tuttavia, penso che ci sarà la possibilità di prolungare la vita umana senza invecchiare ma anche la possibilità dell'estinzione dell'umanità col nucleare e le armi biochimiche.
C'è un avvenire di tipo nuovo perchè va a funzionare su tutto il pianeta all'ombra della morte e, c'è un avvenire dove ci sono tutte le possibilità di sviluppi umani incredibili o di nuove simbiosi tra l'umano e le macchine. In questa direzione potremo vedere e già vediamo come nei computer c'è un cervello artificiale che ha alcune qualità più grandi delle nostre, la velocità di calcolo o la computazione, tuttavia, manca di affettività e sentimento, di possibilità infantili e creative. Vedo in questi fenomeni simbiotici (tra l'umano e le macchine) una nuova generazione di strumenti che sarà la più interessante. Perché le macchine fino ad oggi avevano una logica iperdeterminista, meccanica e di fatto, la civilizzazione umana obbedisce alla logica di questa macchina artificiale. La econometria della vita. Penso che macchine di nuova generazione permetteranno una relazione migliore nella civiltà stessa.

La rete telematica può contribuire ad una nuova concezione dell'immortalità, ad una nuova memoria collettiva?

No. Perché la mortalità è in tutto il sistema solare, anche la mortalità del sole. Noi possiamo immaginare un trasporto dell'umanità e della cultura umana in un altro sistema solare, in un altro pianeta. Ma neanche questo sistema solare è immortale. All'orizzonte c'è la mortalità, una durata più grande della memoria. E poi, anche tutte queste memorie hanno bisogno di una generazione. Gli stessi computer sono in pericolo di naufragio: per l'hard disk, ad esempio, ci sono i "bugs", ci sono i virus. Tutti i pericoli della vita si incontrano in questa memoria.

"Personal media" e nuove socialità. Andiamo verso la costituzione di nuove comunità, un tempo di neotribalismo?

La tribalità provvisoria è una reazione contro l'iperindividualismo della nostra civilizzazione perchè risponde ad un bisogno di calore umano, di comunità. C'è moltiplicazione di queste relazioni tribali ma senza durata. Penso che c'è una perdita di solidarietà nella civilizzazione individualista. La società civile e l'individuo stanno cercando nuove socialità e penso che possano trovare questo.

Le culture locali, si rivalorizzano nel quadro di un "pensiero meridiano" in relazione a fenomeni quali la globalizzazione?

Vediamo l'ambivalenza della globalizzazione. Ad esempio, la cultura musicale dei canti chiamata flamenco andaluso è in agonia, in decadenza totale. Ma, attualmente, abbiamo una resurrezione in funzione di due fattori. Uno, è la possibilità attraverso la riedizione di canti flamenchi tradizionali diffusi da supporti quali i dischi ad opera di Thompson. Dall'altra, questo tipo di trasmissione culturale ha allargato i suoi confini creando un nuovo pubblico di amatori, molto più vasto, soprattutto tra i giovani. Inoltre, siamo in presenza, attualmente, di un sincretismo. Un sincretismo tra musica andalusa, il flamenco, e il rai, di derivazione araba. O, delle commistioni con il rock come nel caso del gruppo Gipsy King. Vediamo come alcuni sincretismi sono di qualità e assumano gradazioni diverse. La costante omogenizzazione, ha generato delle risposte, come in questo caso, per ritrovare delle radici culturali e per salvaguardare questa cultura.

Qual è il rapporto tra nuovi media e processi educativi?

Io sono per l'integrazione tra educazione, computer o Internet senza cambiare la struttura fondamentale che è quella della relazione personale tra professori e alunni. E' possibile, soprattutto, quando la quantità degli alunni è limitata a classi di 40 o 50 persone. Ripeto, il carisma e la passione di colui il quale trasmette il sapere fa la relazione completa, importante. Non penso che ci sia una rivoluzione della tecnica in relazione ai processi formativi. La rivoluzione è la trasmissione del sapere. Il modo di veicolare il contenuto di quello che si insegna. Questo è ciò che deve cambiare, come ho sottolineato nei "Sette saperi necessari all'educazione del futuro"(2). L'informatica, la telematica sono ausiliari della trasmissione del sapere, molto utili, ma devono avere un ruolo prettamente ausiliare.

Walter Belmonte/Edgar Morin 5 marzo 2002 ore 8:30

Note:
(1) Morin E., La Méthode I. La Nature de la Nature, Le Seuil, Paris, 1977 (trad. it. parz. Il metodo. Ordine, disordine, organizzazione, Feltrinelli, Milano, 1983)
(2) Morin E., Le cinéma ou l'homme imaginaire, Les Editions de Minuit, Paris, 1957
(3) Morin E., I sette saperi necessari all'educazione del futuro, Raffaele Cortina, Milano, 2001

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