Metastasio

Metastasio, grecizzazione suggeritagli dal suo tutore Gravina di Pietro Trapassi, nasce a Roma nel 1698. Ha dimostrato sin da giovane il suo talento che attirò l’attenzione di Gravina che né curò l’istruzione, che fu soprattutto razionalistica e classicistica. Morto il Gravina nel 1718, Metastasio si ritrovò se non ricco certamente benestante, grazie alla consistenza della eredità lasciatagli in sorte. Nel 1724 scrive il melodramma Didone abbandonata che riscosse un grande successo. Sei anni dopo fu nominato poeta cesareo e si trasferisce al Vienna dove visse fino alla morte avvenuta nel 1782. Per questa sua collusione col potere si guadagnerà il disprezzo di Alfieri, il quale dedusse da questa circostanza una minore validità della sua arte.
Erede dell’Arcadia e sempre fedele alla tradizione belcantistica italiana si pose come obiettivo quello di rinnovare il melodramma senza però intaccare la musicalità e la finzione favolistica, che viene sfruttata per rappresentare emozioni morbide e situazioni ambigue. I melodrammi del Metastasio presentano uno stile fluido e leggero. I personaggi sanno di essere personaggi e agiscono come tali. Dal Barocco eredita l’amore per il meraviglioso. I suoi libretti furono musicati da tutti i musicisti a lui contemporanei.
Fu di fondamentale importanza nella storia della musica e nell’evoluzione del melodramma.
Il contributo di Metastasio al teatro lirico può essere riassunto nei seguenti punti:
- semplificazione delle trame
- soppressione delle scene comiche
- netta distinzione fra recitativi e arie
- sfoltimento delle scene (pochi personaggi)
- svolgimento ordinato e coerente dell’azione drammatica
- riduzione e funzionalità dei metri usati (preferenza per il settenario)
- strutturazione coerente e razionale del melodramma
Metastasio fu intimo amico di Farinelli, il più importante dei cantanti dell’epoca. Con lui intrattenne un intenso scambio di lettere. Farinelli era stato ingaggiato dai reali di Spagna, Metastasio si trovava invece a Vienna. Ci sono pervenute ben centosessantasei lettere inviate da Metastasio a Farinelli, che egli chiamava “l’adorabile Carluccio”, “il mio gemello”. Costui gli faceva spesso dono di prelibatezze che giungevano a Madrid dalle Americhe: “vainilla”, “chinchina”, “estratti amaricanti” e una qualità particolare di tabacco. Una serie delle centosessantasei lettere è dedicata a una singolare questione: Metastasio chiede all’amico di intercedere presso la corte di Spagna di volerlo fare rientrare in possesso di alcuni privilegi economici, in Calabria, che dapprima gli erano stati concessi dall’imperatore d’Austria e poi gli erano stati sottratti dai Borbone di Spagna. Per favorire le sue ripetute suppliche Metastasio, su suggerimento di Farinelli, decide di far pervenire a due nobili componenti della corte un certo numero di cavalli di una razza molto rara. Dopo faticose trattative gli acquista dal principe di Lichtestein e li spedisce in Spagna. Il 27 maggio 1750 Metastasio finalmente scrive di essere riuscito nell’impresa nella quale si era imbarcato: “consegnai ad uno ad uno sedici cavalli nobili della razza del prinicipe Lichtestein in perfetto stato di salute al signor Lodovico Hibener, perché come capo e direttore di tutta la spedizione abbia cura di condurveli per la strada di Basile e Lione sino a Madrid”. I cavalli arriveranno nella capitale spagnola il 3 dicembre. In una lettera ribadisce che visto che il preziosissimo regalo è arrivato nelle mani giuste adesso egli spera di veder risolto il suo problema, anche con l’aiuto di Farinelli “sospiro che i vostri gloriosi numi conoscano nella spedizione, se non l’abilità del vostro gemello, almeno lo zelo e l’attenzione per degnamente ubidirli”. Farinelli oltre le spezie, di tanto in tanto gli mandava delle musiche, gli chiedeva di collaborare ai suoi progetti. Tutto questo per dire quanto peso abbia avuto nella realtà dello sviluppo del melodramma italiano in Europa. In una occasione Metastasio decide di inviare a Farinelli addirittura una sua prova musicale. Si tratta della canzonetta la partenza in cui si esprime la nostalgia conseguente ad ogni addio. Farinelli gli spedirà in risposta un suo spartito sul medesimo testo. Una successiva lettera del Metastasio attesterà senza difficoltà d’essere stato superato dal “gemello”. “io vi cedo senza repugnaza anzi son superbo d’esser superato da voi ed a chi mai può far vergogna d’esser superato in musica dal mio incomparabile Farinello?”.

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