Musica Mediata

Quando negli anni ‘50 esplose il fenomeno del rock’n’roll, la cultura giovanile fu analizzata certamente a partire dalla musica, ma ciò che allora attrasse l’attenzione dei ricercatori furono i testi delle canzoni, mentre della musica furono fatti oggetto di attenzione unicamente gli aspetti più esteriori ed appariscenti: ossessività del ritmo, gestualità accentuata, ecc.
Non venne veramente valutata la portata del disco e della chitarra elettrica sulla espressione del disagio d’una generazione mediante la musica. Disco e chitarra elettrica erano perfettamente funzionali ad articolare la frattura generazionale e l'istanza controculturale espresse dai giovani, che difficilmente si sarebbe potuto dire con altre forme comunicative.
Qual è il salto metodologico che si dovrebbe fare per superare il gap che ha reso l’analisi e la teoria musicale in qualche modo sorde all’oggetto dei lori studi? Quali le direzioni di ricerca da intraprendere?
Si potrebbero individuare quattro livelli di analisi: i suoni; gli oggetti; l’industria; il consumo.
- SUONI. Sotto questo profilo d'analisi, si tratta di chiarire il tipo di interazione che viene a stabilirsi fra creatività e mezzo mediante la quale si esercita.
Ad un certo momento dello sviluppo storico si inventa la notazione e la musica scopre nuove frontiere creative. Uno strumento come la notazione consente alla mente musicale di pensare diversamente alla musica, di controllare in modo nuovo il decorso temporale dei suoni e gestire in maniera differente gli eventi sonori contemporanei. Parimenti succede col disco e gli altri media, che rendono possibile ciò che prima era semplicemente impensabile. Una ulteriore ragione per la quale la teoria della musica ha girato attorno alle questioni veramente fondamentali inerenti il proprio oggetto, può essere individuata nella prevalenza in settori egemonici della disciplina della dimensione estetica delle opere musicali.
Questo è un retaggio tipicamente ottocentesco, che porta a trascurare come nel passato la musica non sia stata considerata tanto per il suo valore estetico, e a non comprendere come nel presente la considerazione estetica della musica sia divenuta, col diffondersi del disco, via via meno significativa ed importante. La musica come opera d’arte è solo uno dei modi di esistere dei suoni. L’uomo si serve dei suoni per assolvere ad un ampio spettro di possibilità comunicative, ed il disco ambisce ad esplorarle tutte. La musica su disco viene utilizzata nelle feste, nelle discoteche, ma anche per accompagnare attività, suscitare sensazioni, modulare emozioni.
Quello che l’avvento e la diffusione del disco hanno causato è l’irruzione dell’etico nell’estetico, ossia la musica non è più fruita per se stessa, ma per ottenere da essa la realizzazione di qualche scopo secondo. Nietzsche aveva previsto che l’avvento dell’arte di massa avrebbe significato esattamente questo ingresso dell’etico nell’estetico, e vedeva in Wagner, nella sua aspirazione a far “nuotare nella musica” gli ascoltatori, l’artefice primo della riduzione della musica a un mezzo.
Se l’applicazione dell’umanesimo alla musica ha significato la conquista - tra la fine del Cinquecento e il corso dell’Ottocento - dell’autonomia estetica, il disco ha prodotto un annientamento di questa autonomia e la riabilitazione di tutte quelle funzioni comunicative che erano state pian piano messe a tacere per consentire il balzo della musica nell’universo estetico.
Gran parte dei dischi che si trovano in edicola sono offerti alla fruizione non tanto come prodotti artistici ma come strumenti per la realizzazione di scopi precisi. E la diffusione di queste nuove (che poi sono antiche, se non antichisssime) modalità fruitive vanno di pari passo col crescere di filosofie orientaleggianti, con la rinnovata attenzione per le manifestazioni etniche, con il progredire di un bisogno di distanza dal mondo geometrico e spietato della produzione e dello sviluppo a tutti i costi.
Detto ciò, è possibile fissare per la teoria musicale il compito di chiarire il modo in cui i suoni modificano la nostra percezione acustica della realtà. I successivi piani di analisi consentono ciò.
- OGGETTI. Gli oggetti della musica registrata sono il disco, l'audiocassetta, il cd, il walkman, l'IPod, il computer, ovverosia le scatole sonore. Questa dimensione analitica è stata del tutto trascurata dalla teoria della musica, anche se oggi lo sviluppo dei Cultural Studies aiuta a svilupparla con ricchezza di prospettive e di strumenti metodologici. L’oggetto può essere assunto come la concrezione di trasferimenti simbolici da parte della società, sicché il suo studio consente di comprendere come realmente funzionano le relazioni umane.
- INDUSTRIA MUSICALE. Si tratta di esplorare come è organizzato uno specifico settore dello sfruttamento economico dell’immaginario, quello musicale, quali strategie segue e quali rapporti intesse col mercato.
- CONSUMO. Inevitabilmente un'analisi dell'industria musicale rinvia all'esplorazione dell'altro polo che caratterizza il mercato: il consumo. Diventa rilevante comprendere come si organizza il consumo nell'interagire con le sue proposte dell'industria, atteso che il consumo non può essere assunto come meramente passivo. Consumare cultura significa sempre più, visto che siamo abitanti della knowledge society, lavorare alla costruzione dell'identità soggettiva, impegnarsi in un lavoro più o meno consapevole di edificazione di sé.
Trattando di consumo, sarà inevitabile indagare il ruolo e la funzione sociale della musica in nuovi contesti aggregativi e nell’ambito dei new media. Per fare solo due esempi: il fenomeno dei rave party e la circolazione di musica registrata ottenuta mediante il file sharing. Bisogna – studiando questi fenomeni – comprendere come essi modifichino col loro esistere l’universo delle altre pratiche musicali. Quando interviene un nuovo modo sociale di vivere un fenomeno culturale non cessano le precedenti sue manifestazioni, ma certamente la nuova presenza determina un loro cambiamento, sia in termini quantitativi che qualitativi. Arriva la televisione e cambia il modo tradizionale di fare giornalismo nell’ambito della carta stampata; interviene il disco e inevitabilmente vi sono delle ripercussioni sul modo di fare educazione musicale o di programmare e realizzare i concerti dal vivo. Lo studio quindi dei nuovi media serve per capire come si evolvono i vecchi e con essi anche le più tradizionali pratiche musicali.

Accanto a queste indagini di tipo socio-antropologico potrebbe svilupparsi un'indagine squisitamente fenomenologica, che si chieda dello statuto del suono nella costituzione dell'esperienza umana.

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